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Manifesto of the
Teatro Ragazzi

Il lavoro svolto dal gruppo Manifesto in seno ad Assitej Italia nell’anno della Pandemia Covid19, ha creato un distillato di intenzioni, di motivazioni e di pensieri che hanno trovato sintesi nel documento qui riportato e che non vuole e non deve essere definitivo.

Vuole essere un Manifesto aperto al confronto, alla riflessione.

Vuole essere un documento aperto a nuovi contributi per chiunque ne avesse voglia. È un manifesto che crea dei confini dettati dalla condivisione di un pensiero ma, contemporaneamente osmotico, così da potersi trasformare e rivedere in relazione di nuove e interessanti visioni.

Persino la forma stessa del Manifesto qui presentato è frutto di un gioco che ha scelto la forma sintetica e assertiva come atto provocatorio ma che può rivelarsi efficace e incisiva dal punto di vista comunicativo.

Per giungere ad un Manifesto condiviso a grande maggioranza sarà necessaria la partecipazione dei soci, attendiamo quindi il contributo di tutti coloro che avranno cuore e attitudine rivolta alla riflessione teorica sul fare teatro ragazzi.

 

Ogni associato quindi potrà contribuire con le seguenti modalità:

A) aggiungere un articolo (motivandone il senso) a condizione che sia portatore di concetti non già contenuti in altri articoli;

B) aggiungere un sotto punto di articolo per meglio precisare uno sguardo peculiare e una differente prospettiva dell’articolo stesso.

C) inserire un breve approfondimento di ipertesto; un esempio lo trovate nei link all’interno degli articoli 6 e 7 (sguardo semantico e empatiche e relazionali). Le citazioni da me inserite esclusivamente esemplificative.

Il coordinatore del gruppo Manifesto
Guido Castiglia

Chi volesse inviare un proprio contributo potrà scrivere a: info@assitej-italia.it

Art. n° 1
Il teatro per ragazzi è un diritto dei giovani cittadini

  1. Il Teatro Ragazzi in quanto espressione artistica è un diritto al quale fa riferimento la Costituzione Italiana, la Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e la Dichiarazione dei Diritti dell’Umanità, in particolare come sancito dagli art. 3 e 9 della Costituzione Italiana, dagli art. 2 e 4 della Carta Onu dei Diritti per l’Infanzia e l’Adolescenza e dall’art. 27 della Dichiarazione dei Diritti dell’Umanità.

Art. n° 2
Il teatro per ragazzi considera i bambini e gli adolescenti dei cittadini attivi

  1. Perché è un teatro che contribuisce alla crescita cognitiva ed emotiva del proprio pubblico.
  2. Perché è un teatro che lotta contro le discriminazioni di genere, di etnia e classe.
  3. Perché è un teatro che forma individui “forti” capaci di riconoscere e dialogare con le proprie e altrui fragilità.

Art. n° 3
Il teatro per ragazzi è un teatro popolare, inteso come ponte per e fra le generazioni

  1. Perché è un teatro la cui drammaturgia si fonda su una intensa rete di Relazione, dove artisti, organizzatori, ragazzi e adulti accompagnatori sono la materia che compone una fitta trama di scambio e confronto.

Art. n° 4
Il teatro per ragazzi ha il compito di abbattere i muri sociali e restituire pari dignità, costituendo preziosi presidi culturali nei singoli territori in cui esso opera

  1. Perché è un teatro che si nutre di uno sguardo politico orientandosi verso un’idea futura di società.
  2. Perché è un teatro che lavora sulla sinergia tra organizzazione e arte, scuola e teatro, teatro e famiglie.
  3. Perché è un teatro capace di creare spazi e ambienti dedicati all’infanzia, agli adolescenti e alle famiglie.
  4. Perché è un teatro che valorizza il decentramento o un “sistema policentrico”.

Art. n° 5
Il teatro per ragazzi, prendendo inevitabilmente nutrimento dalla ricerca dedicata all’infanzia e all’adolescenza, è necessariamente un teatro contemporaneo

  1. Perché è un teatro che costruisce nuovi immaginari per leggere la realtà.
  2. Perché è un teatro libero di confrontarsi ed entrare in dialogo con le altre arti, ovvero i suoi confini sono e devono avere proprietà osmotiche senza mai dimenticare il destinatario della propria azione poetica.
  3. Perché è un teatro che accetta il rischio del confronto.

Art. n° 6
Il teatro per ragazzi esprime un linguaggio che è tramite e incontro tra il suo senso pedagogico e la poetica soggettiva dell’artista

  1. Perché è un teatro la cui drammaturgia pone al centro l’uso dello sguardo semantico 1, ovvero il rapporto tra i valori condivisi e il linguaggio espressivo utilizzato.
  2. Perché è un teatro che lavora sull’equilibrio tra la poetica individuale dell’artista e il tema narrativo.
  3. Perché è un teatro la cui drammaturgia si rivela come riflesso di un immaginario collettivo.
  4. Perché è un teatro di intreccio ed osmosi tra la scrittura drammaturgica e la scrittura scenica per una nuova drammaturgia popolare.
  5. Perché è un teatro che parla al contemporaneo attraverso la metafora mediata dal linguaggio specifico rivolto al pubblico prescelto.
  6. Perché è un teatro che contiene ingredienti drammaturgici quali: leggerezza, molteplicità, rapidità, esattezza, immagine e coerenza, senso del gioco e dell’ironia.
  7. Perché è un teatro che cerca complicità.

Art. n° 7
Il teatro per ragazzi è sostenuto da un forte senso pedagogico ed educativo

  1. I. Perché è un teatro che si pone emotivamente in contatto con specifiche fasce di età sensibili alla relazione adulto/bambino.
  2. II. Perché è un teatro che sceglie il destinatario senza dimenticare la molteplicità di lettura dell’atto creativo.
  3. III. Perché è un teatro che, oltre alle competenze tecniche teatrali, necessita di conoscenze pedagogiche e attitudini empatiche e relazionali 2.

1 – Sguardo semantico […] Il teatro è un’arte complessa, dove tutti gli elementi che lo compongono (senso, parola, gestualità, musica, immagini, suoni, espressività, ritmi, tempi e silenzi) devono convergere con coerenza verso l’unico obiettivo naturale: raccontare la realtà attraverso la metafora. Perché ciò avvenga, è necessaria una pratica intellettuale capace di valutare i messaggi da comunicare e di scegliere il linguaggio adatto per far sì che, quel messaggio, sia trasmesso nel modo più efficace. Questa pratica si può chiamare: sguardo semantico. […] Lo sguardo semantico ci permette di verificare se il concetto/valore scelto viene trasmesso attraverso un linguaggio e una tecnica adeguata.

Questo sguardo drammaturgico ci permette di scegliere e selezionare.

Senza questa selezione il rischio è una divaricazione sempre più ampia tra il senso originario e la rappresentazione.

Spesso assistiamo ad eventi teatrali costruiti con competenza ma affidati totalmente all’efficacia di tecniche specifiche, come se il solo linguaggio scenico potesse reggere il senso della comunicazione.

Non è così, il linguaggio di per sé non porta a nulla se non ci si sforza di capire quale sia il bacino dei valori condivisi del gruppo o della comunità nella quale si agisce.

Solamente dopo aver praticato un’accurata scelta nei due insiemi fondamentali, lo sguardo semantico diventa regolatore, assumendo a sé la scelta di ciò che sia utile e ciò che non lo sia, portando a sintesi l’atto comunicativo senza contraddizioni di sorta.

[cit. da “Scrivere e raccontare ai ragazzi, appunti sul teatro di narrazione” di Guido Castiglia, Ed.SEB27, Torino]

2 – Empatiche e relazionali […] Per fare teatro occorre stabilire una complicità che nasce da quel “agire insieme” che dà origine a contesti di gruppo, di rottura delle diffidenze, di conoscenza di sé e degli altri che, diversamente, non sarebbe possibile creare. Per “giocare al teatro” occorre guardarsi negli occhi e prendersi per mano, non solo metaforicamente, è l’unica via per comunicare allo spettatore stati d’animo ed emozioni. Come un Giano bifronte, l’empatia spinge a guardare dentro di sé e fuori di sé, riconoscendo nell’altro un partner necessario e in sé scoprire qualche cosa dell’altro che inevitabilmente arricchisce la propria esperienza. Per questo motivo il teatro e uno strumento principe della relazione, capace di accrescere l’autostima attraverso l’accettazione di sé e degli altri. […] il teatro per ragazzi si nutre di questo.

[cit. da “Alfabeto Teatrale, per una pedagogia della sensibilità” di Fabrizio Cassanelli e Guido Castiglia, Ed.E.T.S., Pisa]

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